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Paragrafo   4   .  Lo  zar  Alessandro  secondo  dalle  riforme   alla

repressione.

     
Lo  zar  Alessandro secondo, succeduto a Nicola primo nel 1855, recep
le   istanze   di   rinnovamento  promosse  dai  contadini   e   dagli
intellettuali, avviando una serie di riforme. La pi significativa  fu
l'abolizione della servit della gleba (febbraio 1861), che provoc la
fine  dei  rapporti  di  tipo  feudale. L'aristocrazia  perse,  almeno
formalmente,   la   supremazia,  anche  perch,  a   livello   locale,
l'esercizio  delle funzioni amministrative fu assegnato  ad  assemblee
elettive, aperte alla partecipazione di tutte le classi sociali, ed il
sistema giudiziario fu riformato con l'introduzione di giudici di pace
elettivi e di giurie popolari.
     Queste  riforme, bench portatrici di un profondo  mutamento  nei
rapporti  sociali, non produssero grossi cambiamenti nelle  condizioni
di  vita  delle masse contadine. L'assegnazione delle terre successiva
all'emancipazione dalla servit, infatti, avvenne dietro pagamento  di
un  indennizzo cos gravoso che i contadini, per riuscire a  versarlo,
erano  costretti  a  vendere tutto ci che  producevano,  compreso  il
necessario   per  vivere,  a  meno  che  non  si  accontentassero   di
appezzamenti  di  terre  pi piccoli di quelli  che  lavoravano  prima
dell'abolizione
     
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     della  servit.  La  conseguente  delusione  origin  proteste  e
sommosse, tutte duramente represse dall'esercito zarista.
     Estesa  e profonda fu la delusione in Polonia, che vedeva  ancora
insoddisfatta la sua aspirazione all'autonomia. Nel gennaio del  1863,
il  forzato arruolamento di giovani polacchi nell'esercito russo dette
origine ad una nuova insurrezione, che l'esercito russo, sostenuto  da
truppe inviate dalla Prussia, riusc a soffocare solo dopo un anno  di
sanguinosi scontri.
     Nel  frattempo  anche  in Russia era iniziata  un'intensa  azione
repressiva   per   soffocare   le  numerose   sommosse   contadine   e
l'opposizione  sempre  pi  radicale  promossa  da  alcuni  gruppi  di
intellettuali. Tra questi si distinguevano i "nichilisti" (dal  latino
nihil, che significa nulla) e i "populisti". I primi negavano i valori
tradizionali della societ russa e ne proponevano l'annullamento,  per
costruire  una societ nuova, in cui il libero sviluppo della  persona
umana  non  fosse impedito dall'esistenza di regole e di  autorit.  I
nichilisti passarono dall'attivit di propaganda all'organizzazione di
attentati  ed  azioni  terroristiche. I  populisti  si  ponevano  come
obiettivo la formazione di una societ socialista a base agraria. Essi
pensavano infatti che certe caratteristiche della societ russa, quali
le  tradizioni  comunitarie ed il solidarismo, profondamente  radicate
nelle  masse  rurali, consentissero la realizzazione  di  una  societ
socialista,  senza  passare attraverso il capitalismo  ed  i  relativi
conflitti  di classe. A tale scopo, cominciarono ad "andare  verso  il
popolo",  da cui il nome del movimento, per condividerne le condizioni
di  vita e, contemporaneamente, educarlo e guidarlo politicamente.  Le
loro iniziative in tal senso, per, non dettero i risultati sperati, a
causa  delle  incomprensioni reciproche e per l'azione repressiva  del
governo  zarista.  Il  fallimento  dell'"andare  verso  il  popolo"  e
l'intensificazione  della  repressione  fecero  prevalere  l'ala   pi
estrema del populismo, che intraprese la strada della lotta armata.
